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Energia e Clima > Kyoto e CO2

Emissioni ridotte entro il 2100 per il calo della popolazione mondiale. Ma l'urbanizzazione potrebbe annullare l'effetto


 

Secondo una ricerca pubblicata dalla rivista Pnas, il calo demografico potrebbe determinare, entro la fine del secolo, una riduzione significativa delle emissioni di gas serra. L'invecchiamento della popolazione dovuto al crollo delle nascite farebbe infatti diminuire le attività produttive, e con esse l'inquinamento. I benefici, però, potrebbero essere azzerati dall'aumento dell'urbanizzazione, soprattutto nei paesi emergenti. Stando ai risultati dello studio, infatti, le comunità cittadine consumerebbero ed emetterebbero di più

 

di Silvana Santo
mercoledì 13 ottobre 2010 11:15

 

Emissioni ridotte entro il 2100 per il calo della popolazione mondiale. Ma l'urbanizzazione potrebbe annullare l'effetto
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Non tutti i mali vengono per nuocere. La diminuzione della natalità, fenomeno presente nella maggior parte dei paesi occidentali, potrebbe permettere una significativa riduzione delle emissioni di gas serra. Lo sostiene uno studio internazionale che sarà pubblicato tra qualche giorno sulla rivista Pnas (Proceedings of the national academy of sciences), e del quale sono uscite delle anticipazioni.

La ricerca, realizzata da studiosi del National center Usa for atmospheric research (Ncar) dell'International institute for applied systems analysis (Iiasa) e dell'americana National oceanographic and atmospheric administration, azzarda anche delle stime sul risparmio di gas climalteranti sul lungo periodo, a seconda dell'entità del calo delle nascite. I ricercatori hanno analizzato i tre possibili scenari demografici che l'Onu prevede da qui al 2050. Nel caso più “grave” dal punto di vista del crollo della natalità, che prevede che la popolazione mondiale complessiva inizi a diminuire già dal 2030, si potrebbe determinare una riduzione della CO2 compresa tra il 16 e il 29%, percentuali che potrebbero ancora crescere se il trend si mantenesse per tutto il secolo. Un contributo significativo ma che, secondo Brian O'Neill, leader del gruppo di ricerca che ha elaborato la previsione, sarebbe sbagliato considerare sufficiente per vincere la lotta al cambiamento climatico. «Un rallentamento nella crescita della popolazione mondiale – precisa lo studioso – darebbe un aiuto nel contenimento delle emissioni, specie sul luno periodo, ma non rappresenterebbe la soluzione del problema». A far calare le emissioni sarebbe, in particolare, l'invecchiamento demografico conseguente alla riduzione delle nascite. Una popolazione più anziana, infatti, produce meno, e quindi inquina meno. Non a caso, spiegano gli autori della ricerca, «il risparmio si avrà soprattutto nei paesi industrializzati, perché a una popolazione più vecchia è associato un minore lavoro produttivo».

In realtà, a un'analisi più approfondita, la situazione appare più complessa. O'Neill, infatti, chiarisce che molto dipenderà dall'andamento demografico dei paesi attualmente emergenti, che avranno l'impatto maggiore sulla popolazione globale. «Tuttavia – precisa il ricercatore – avrà una certa influenza anche il trend dei paesi industrializzati, perché sono quelli in cui c'è il maggior consumo pro capite di energia» L'altro aspetto da considerare riguarda l'urbanizzazione, i cui effetti potrebbero annullare quelli dovuti al calo delle nascite. Lo studio stima che una crescita della popolazione urbana nei paesi emergenti potrebbe determinare un aumento della CO2 anche del 25%, azzerando di fatto il -20% garantito dall'invecchiamento demografico nei paesi industrializzati. Stando alla ricerca, infatti, la popolazione cittadina produrrebbe e consumerebbe di più rispetto a quella rurale, e di conseguenza sarebbe responsabile di un maggiore inquinamento. Secondo O’Neill, la “partita” sarà decisa soprattutto dall'urbanizzazione in Cina e in India, da una parte, e dall'invecchiamento della popolazione nei paesi industrializzati dall'altra.

La ricerca, che ha analizzato dati relativi a 34 paesi, pari al 61% della popolazione mondiale, si basa su un modello matematico sviluppato dagli stessi autori, il cosiddetto Pet (Population – environment – technology model) che tiene conto di informazioni sul consumo energetico, sulla crescita economica, le emissioni, l'età della popolazione e l'urbanizzazione.

Leggi le anticipazioni sulla ricerca e guarda l'intervista a Brian O'Neill (in inglese)


 

 

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